Grazie alle mie attività su Internet, più quelle pregresse che attuali, non sento molto questa crisi economica che dilaga nell’Europa e nel mondo. Mi sono procurato un appartamento tutto mio, la macchina è vecchia ma serve bene ed un gruzzolo è a parte. Recentemente gli introiti sono diminuiti, ma gocciola ancora un po’ grazie al lavoro che ho svolto negli anni passati. Non sono per niente scontento e le problematiche recenti che incontrano i miei siti le prendo con filosofia. Continuo a lavorare, anche perché questo mi fa piacere (mi ritengo fortunato per questo), senza pensare troppo allo scopo finale di tutto ciò, cioè i soldi.
Una delle mie attività che continua senza interruzione e la ricerca dei backlink nuovi, dai domini non usati fino ad ora. Due giorni fa ho trovato un’ottima messo di guadagnare un centinai di collegamenti con un certo valore, cioè con il pagerank che vale qualcosina. Continuo ad avere l’idea fissa che i backlink insieme con il pagerank ritorneranno prima o poi ad avere un’importanza maggiore rispetto ad oggi; in effetti mi sembra l’unico modo veramente sostenibile per distinguere i siti tra di loro. Gli accorgimenti che sta mettendo in pista Google da un annetto mi sembrano poco incisivi e non migliorano i risultati della ricerca.
L’ultimo di quelli che ho saputo recentemente sono le penalità che si infliggono ai siti che nella parte superiore dello schermo hanno dei banner pubblicitari. Da alcuni mie studi risulterebbe che a volte applica le sanzioni anche dove si trova un’immagine di testa un po’ più imponente. La scusa per fare questo sono le presumibili lamentele della clientela alla quale non piace dover scorrere lo schermo per arrivare al argomento che interessa. Ma il fatto è che a volte dove non devi trascinare giù la barra di scorrimento non c’è la sostanza desiderato, e al contrario, dove devi fare questo piccolo sforzo fisico, trovi quello che è del tuo interesse. Si stanno confondendo, mi pare, certe cose come la comodità di navigazione e la sostanza espressa.
Non riuscendo ad arrivare ai visitatori provenienti dai motori di ricerca, i migliori, cerco di farli venire dalle altre sorgenti. Una è quella dei miei siti che non promuovono gli sponsor e non hanno alcun tipo di pubblicità economica, ma un po’ di visitatori c’è l’hanno ed anche qualche piazzamento decente nel SERP. E’ chiarissimo che sono propensi anche cento volte di meno ad acquistare qualche servizio che non stanno cercando e che può essere ritenuto del tutto occasionale come offerta, ma comunque possono far guadagnare qualcosa: un mattone sopra un altro e ci si arriva alla casa.
L’altro modo che utilizzo è cercare di risultare più verso alto nelle varie top liste delle quali mi servo. Mando qualche click manualmente, usando a volte anche i proxy. Un’operazione un po’ discutibile e non del tutto ortodossa, ma nessuno di noi è proprio un fiorellino. Tutto in attesa che quel signore finalmente decida che i miei siti sono buoni abbastanza per essere presentati in prima pagina ai ricercatori delle rete e permettermi di tenere relativamente alto il tenore della mia vita.
mercoledì 10 aprile 2013
giovedì 22 novembre 2012
Densità delle parole usate per collegamenti
All’inizio del mese di Novembre l’soggetto della nostra smisurata l’attenzione, cioè Google, si ha dato da fare ed ha rivisto i pagerank e ci ha fatto vedere i nuovi valori. Sono andato piuttosto bene: 16 siti con PR5. Sono un genio! Nell’ultimo lasso di tempo lavoravo faticosamente creando i nuovi collegamenti e l’esito è risultato positivo, almeno per quanto riguarda questo criterio. Purtroppo, ed è successo lo stesso anche ad Agosto quest’anno, il mio posizionamento non rispecchiava questo buon andamento, anzi. Ma penso finalmente di aver capito dove è la rogna per un bel po’ dei miei siti.
Tutti gli interventi intrapresi ultimamente non hanno dato una certezza sulla loro bontà perché le acque non si smovevano e io non riuscivo a convogliare tanto desiderato traffico dai motori di ricerca. Continuavo con le prove, verifiche e controlli, ma anche con la ricerca nei forum. E penso di aver capito finalmente dove si trova la causa dei miei guai. Per dire la verità il concetto lo conoscevo già, ma mi mancavano i parametri.
Con l’aggiornamento di Panda (comincio a odiare ‘sto animale, piccolo, brutto e pigro) dell’Aprile 2012, Google ha introdotto le penalizzazioni per i siti troppo ottimizzati. Esiste l’ottimizzazione interna e quella esterna allo stesso sito. Quella interna si riferisce prevalentemente alla concentrazione delle keyword sulla pagina, mentre quella esterna è vista come la densità delle parole chiavi con le quali è linkata la pagina in questione. Immagino che il concetto è il seguente:
Inoltre, quando si moltiplicano o sommano questi due valori si ottiene un numero unitario della pagina. Se questo numero supera un certo limite, del quale non ho la più pallida idea, scatta la punizione e la pagina arretra nel piazzamento. Il mio problemino sono backlinks e sto cercando di diluire la densità degli stessi.
A volte uno non è proprio sicuro se gli è stata inflitta una pena, oppure gli altri hanno operato meglio e per questo si trovano davanti. Un aiuto per comprendere la situazione è consultare il sito googleminusgoogle.com, dalla quale l’esistenza ho scoperto da poco. E’ un ramo di Google che non applica Panda. Se la il vostro sito qui fosse molto più avanzato nella classifica rispetto a Google stesso, potete essere quasi certi che siete penalizzati.
Tutti gli interventi intrapresi ultimamente non hanno dato una certezza sulla loro bontà perché le acque non si smovevano e io non riuscivo a convogliare tanto desiderato traffico dai motori di ricerca. Continuavo con le prove, verifiche e controlli, ma anche con la ricerca nei forum. E penso di aver capito finalmente dove si trova la causa dei miei guai. Per dire la verità il concetto lo conoscevo già, ma mi mancavano i parametri.
Con l’aggiornamento di Panda (comincio a odiare ‘sto animale, piccolo, brutto e pigro) dell’Aprile 2012, Google ha introdotto le penalizzazioni per i siti troppo ottimizzati. Esiste l’ottimizzazione interna e quella esterna allo stesso sito. Quella interna si riferisce prevalentemente alla concentrazione delle keyword sulla pagina, mentre quella esterna è vista come la densità delle parole chiavi con le quali è linkata la pagina in questione. Immagino che il concetto è il seguente:
Inoltre, quando si moltiplicano o sommano questi due valori si ottiene un numero unitario della pagina. Se questo numero supera un certo limite, del quale non ho la più pallida idea, scatta la punizione e la pagina arretra nel piazzamento. Il mio problemino sono backlinks e sto cercando di diluire la densità degli stessi.
A volte uno non è proprio sicuro se gli è stata inflitta una pena, oppure gli altri hanno operato meglio e per questo si trovano davanti. Un aiuto per comprendere la situazione è consultare il sito googleminusgoogle.com, dalla quale l’esistenza ho scoperto da poco. E’ un ramo di Google che non applica Panda. Se la il vostro sito qui fosse molto più avanzato nella classifica rispetto a Google stesso, potete essere quasi certi che siete penalizzati.
lunedì 21 maggio 2012
Aggiornamenti continui
Nella mia elucubrazione mentale precedente vi ho descritto i miei problemi con un mio sito mal visto da Google. Sono passati 6 mesi da quando ho messo a disposizione dei miei visitatori un freeware, arricchendo il contenuto ed il servizio offerto, sperando in questo modo di migliorare l’immagine del sito negli occhi degli ispettori, ma per adesso nessun miglioramento. In effetti non ho un modo di capire se qualcuno ha controllato il contenuto e di forzare una verifica. Nel frattempo anche un altro mio sito ha subito un peggioramento: da un’abituale seconda o terza posizione in prima pagina dei risultati di ricerca, sono sceso prima al quinto e dopo al sesto posto. Con questo cambiamento sono corso giù da quasi 1000 visitatori provenienti da Google a giorno a circa 300: pessimo e molto scoraggiante. Mi sono messo ancora a studiare e una delle indicazioni principali che ho trovato è di avere un sito dinamico, che cambia spesso i contenuti e che si aggiorna in continuazione.
Ma io non sono un webmaster di professione e stare dietro quotidianamente a questo lavoro non mi va per la pigrizia e anche per la mancanza del tempo libero. Ho riflettuto bene sul problema cercando una soluzione leggere, per me e mi è venuta. Sulla pagina iniziale del sito ho inserito un SSI (server side included) al quale ho associato un programmino in Perl che quotidianamente mi cambia un paragrafo della pagina. Ho impostato un file di testo dove ogni riga è un capoverso e quando trovo un po’ di voglia arricchisco questo file in modo di avere un contenuto più ricco e meno ripetitivo. In questo modo, il foglio dell’inizio è tutti giorni diverso, anche se il contenuto si ripete dopo un po’ perché per adesso ho preparato soltanto 9 sezioni. Questo ha anche un altro scopo, di far visitare la mia pagina più spesso dal robot e di avere nel cache del Google sempre la pagina molto fresca.
Ho introdotto questa novità da una ventina di giorni e per ora non c’è una conseguenza concreta e sto per fare un'altra modifica. Me ne sono accorto anche che la distribuzione delle mie parole chiavi non è sempre uniforme nel testo, cioè un po’ all’inizio, alla metà e alla fine del contenuto, come consigliato dai maggior esperti del settore. Pertanto mi tocca un bel lavoro per ovviare a questo difetto. Ultimamente ho trovato anche un’altra informazione che potrebbe essere preziosa. Un po’ di anni fa un minimo di testo necessario per essere ben visti era di circa 200 parole. Questa quantità nel frattempo è aumentata e io cerco di tenere i miei contenuti a circa 500, anche 600 parole. Ma alcune fonti sostengono che la cifra giusta è diventata 900 voci, o addirittura 1200.
Personalmente mi sembra una forzatura in quanto la quantità spesso va a scapito della qualità. Perdersi nei meandri linguistici per dire che il bianco e l’opposto del nero è inutile, ma se il signor cercatore lo vuole, o meglio, se si presume che ha questi desideri, i cercherò di accontentarlo. Anche questo presuppone un bel po’ di lavoro e tempo impiegato, pertanto ci scelgo due tre siti e ci provo per verificare l’effettiva utilità di questo parametro. Si vede anche da questo post che sto forzando il linguaggio per allungalo; un po’ di allenamento per il compito più generale che mi aspetta.
Qui da noi, in Italia, stanno succedendo delle cose brutte: l’altro ieri è successo un attentato in una scuola mentre ieri c’era il terremoto in Emilia. Le cose bruttissime che ha volte ti fanno perdere la voglia di fare, di andare avanti, di innovare. Ti chiedi a cosa serve tutto ‘sto duro lavoro se domani il mondo si può capovolgere e finire sulla tua testa. Dopo passano tre, quattro giorni e si inizia a tornare nella normalità, o forse meglio chiamarla la monotonia. Un continuo combattimento con una cosa virtuale, che non esiste fisicamente, che è soltanto un codice, due miseri byte che stai cercando di capire e scoprire.
Ma io non sono un webmaster di professione e stare dietro quotidianamente a questo lavoro non mi va per la pigrizia e anche per la mancanza del tempo libero. Ho riflettuto bene sul problema cercando una soluzione leggere, per me e mi è venuta. Sulla pagina iniziale del sito ho inserito un SSI (server side included) al quale ho associato un programmino in Perl che quotidianamente mi cambia un paragrafo della pagina. Ho impostato un file di testo dove ogni riga è un capoverso e quando trovo un po’ di voglia arricchisco questo file in modo di avere un contenuto più ricco e meno ripetitivo. In questo modo, il foglio dell’inizio è tutti giorni diverso, anche se il contenuto si ripete dopo un po’ perché per adesso ho preparato soltanto 9 sezioni. Questo ha anche un altro scopo, di far visitare la mia pagina più spesso dal robot e di avere nel cache del Google sempre la pagina molto fresca.
Ho introdotto questa novità da una ventina di giorni e per ora non c’è una conseguenza concreta e sto per fare un'altra modifica. Me ne sono accorto anche che la distribuzione delle mie parole chiavi non è sempre uniforme nel testo, cioè un po’ all’inizio, alla metà e alla fine del contenuto, come consigliato dai maggior esperti del settore. Pertanto mi tocca un bel lavoro per ovviare a questo difetto. Ultimamente ho trovato anche un’altra informazione che potrebbe essere preziosa. Un po’ di anni fa un minimo di testo necessario per essere ben visti era di circa 200 parole. Questa quantità nel frattempo è aumentata e io cerco di tenere i miei contenuti a circa 500, anche 600 parole. Ma alcune fonti sostengono che la cifra giusta è diventata 900 voci, o addirittura 1200.
Personalmente mi sembra una forzatura in quanto la quantità spesso va a scapito della qualità. Perdersi nei meandri linguistici per dire che il bianco e l’opposto del nero è inutile, ma se il signor cercatore lo vuole, o meglio, se si presume che ha questi desideri, i cercherò di accontentarlo. Anche questo presuppone un bel po’ di lavoro e tempo impiegato, pertanto ci scelgo due tre siti e ci provo per verificare l’effettiva utilità di questo parametro. Si vede anche da questo post che sto forzando il linguaggio per allungalo; un po’ di allenamento per il compito più generale che mi aspetta.
Qui da noi, in Italia, stanno succedendo delle cose brutte: l’altro ieri è successo un attentato in una scuola mentre ieri c’era il terremoto in Emilia. Le cose bruttissime che ha volte ti fanno perdere la voglia di fare, di andare avanti, di innovare. Ti chiedi a cosa serve tutto ‘sto duro lavoro se domani il mondo si può capovolgere e finire sulla tua testa. Dopo passano tre, quattro giorni e si inizia a tornare nella normalità, o forse meglio chiamarla la monotonia. Un continuo combattimento con una cosa virtuale, che non esiste fisicamente, che è soltanto un codice, due miseri byte che stai cercando di capire e scoprire.
mercoledì 14 settembre 2011
Elementi HTML e testo
Visto che il pagerank ultimamente conta molto meno rispetto ad una volta, nel periodo passato tra due post mi sono concentrato sugli altri aspetti importanti per collocamento nei motori di ricerca. L’ultimo aggiornamento è stato fatto alla fine del Luglio di quest’anno e io in qual periodo stavo in ferie; due bellissime settimane in Africa che mi sono permesso grazie ai soldi guadagnati con Internet. Tornato a casa ho trovato una lettera elettronica di un amico che mi avvisava dell’accaduto, cioè che Googhi si ha dato da fare. Un veloce sfogliata dei miei siti mi ha dato un grande piacere, i nuovi pagerank erano sostanzialmente migliori rispetto a quelli precedenti. Sono arrivata addirittura ad avere 4 siti con il PR5. Ma visto che lo scopo finale non è il pagerank, sono andato a verificare le mie posizioni nei risultati di ricerca. Ma che delusione: la maggior parte dei siti ha perso molte posizioni, andando in alcuni casi dalla prima alla quinta pagina.
Passati alcuni giorni mi sono accorto che quasi tutti i pagerank sono tornati ai vecchi valori. Ho dovuto dire ciao, ciao a tutti e 4 PR5. Ma che c…. sta succedendo? Forse quelli nei forum hanno avuto qualche illuminazione, hanno capito qualcosa che io non riesco a vedere. Ma niente anche di là. In effetti, anche nei forum ho trovato un’atmosfera cupa, gelida, di disperazione perché nessuno capisce niente, oppure non vogliono rivelare le informazioni utili. Centinaia di ipotesi su come procedere, cosa fare, ma nessuna certezza, nessuna conferma sui fatti esistenti che un approccio sia meglio dell’altro. Alla fine mi sono rimasto me stesso e mi sono dato da fare, confrontando i primi posti per le varie parole chiavi, cercando di scoprire degli elementi, delle modalità da introdurre per potenziare i miei siti. Senza andare a spiegarvi come e perché, ecco i due accorgimenti che sto applicando attualmente, sperando di vedere un esito positivo.
Mi sono ricordato un colloquio di un po’ di tempo fa con un conoscente che insisteva sull’importanza dei vari elementi HTML presenti nella pagina. In effetti, analizzando alcune pagine ben piazzate, mi sembra di aver avuto una certa conferma di questo. Pertanto cerco di introdurre i nuovi html tag nelle mie pagine, come per esempio CITE, UL, EMBED e così via, cercando di avere delle pagine più ricche come codifica. Questo per me significa anche più complicate, che personalmente non mi piace perché ritengo che la bellezza è nella semplicità, ma devo cercare di adattarmi alla situazione se voglio fare qualche altro bel viaggio.
Per quanto riguarda il testo contenuto della pagina, con lo solito accorgimento di avere una certa presenza della parola chiave, cerco di ripetere meno possibile altre parole, ricco rendo molto ai sinonimi, avendo in questo modo una ricchezza linguistica maggiore. Mi ricordo che alla scuola la professoressa dell’italiano diceva sempre di evitare di ripetere le stesse parole. Mi sono fatto un piccolo programma che fa un conteggio delle parole all’interno del testo e mi sono accorto che in alcuni casi avevo delle parole ripetute, che non c’entravano niente con le mie keyword, e delle quale la densità nel testo si avvicinava a quella delle parole chiavi. Pertanto, come nella finanza, occorre diversificare gli elementi di codifica, le parole presenti nel testo ed i contenuti del sito. Buon lavoro a tutti.
Passati alcuni giorni mi sono accorto che quasi tutti i pagerank sono tornati ai vecchi valori. Ho dovuto dire ciao, ciao a tutti e 4 PR5. Ma che c…. sta succedendo? Forse quelli nei forum hanno avuto qualche illuminazione, hanno capito qualcosa che io non riesco a vedere. Ma niente anche di là. In effetti, anche nei forum ho trovato un’atmosfera cupa, gelida, di disperazione perché nessuno capisce niente, oppure non vogliono rivelare le informazioni utili. Centinaia di ipotesi su come procedere, cosa fare, ma nessuna certezza, nessuna conferma sui fatti esistenti che un approccio sia meglio dell’altro. Alla fine mi sono rimasto me stesso e mi sono dato da fare, confrontando i primi posti per le varie parole chiavi, cercando di scoprire degli elementi, delle modalità da introdurre per potenziare i miei siti. Senza andare a spiegarvi come e perché, ecco i due accorgimenti che sto applicando attualmente, sperando di vedere un esito positivo.
Mi sono ricordato un colloquio di un po’ di tempo fa con un conoscente che insisteva sull’importanza dei vari elementi HTML presenti nella pagina. In effetti, analizzando alcune pagine ben piazzate, mi sembra di aver avuto una certa conferma di questo. Pertanto cerco di introdurre i nuovi html tag nelle mie pagine, come per esempio CITE, UL, EMBED e così via, cercando di avere delle pagine più ricche come codifica. Questo per me significa anche più complicate, che personalmente non mi piace perché ritengo che la bellezza è nella semplicità, ma devo cercare di adattarmi alla situazione se voglio fare qualche altro bel viaggio.
Per quanto riguarda il testo contenuto della pagina, con lo solito accorgimento di avere una certa presenza della parola chiave, cerco di ripetere meno possibile altre parole, ricco rendo molto ai sinonimi, avendo in questo modo una ricchezza linguistica maggiore. Mi ricordo che alla scuola la professoressa dell’italiano diceva sempre di evitare di ripetere le stesse parole. Mi sono fatto un piccolo programma che fa un conteggio delle parole all’interno del testo e mi sono accorto che in alcuni casi avevo delle parole ripetute, che non c’entravano niente con le mie keyword, e delle quale la densità nel testo si avvicinava a quella delle parole chiavi. Pertanto, come nella finanza, occorre diversificare gli elementi di codifica, le parole presenti nel testo ed i contenuti del sito. Buon lavoro a tutti.
mercoledì 23 marzo 2011
Le ultime Googleate
Vado matto per le nuove invenzioni linguistiche e sono stato molto contento quando mi è arrivata l’idea per il titolo. Ma qualcun altro ha già avuto quest’illuminazione? Facile verificare con il signore che fa le ate. E’ la risulta che sono stati tanti prima di me di avere ‘sta ispirazione, ma me la tengo comunque in quanto, giuro, è il prodotto originale del mio cervello. In questi giorni siamo più o meno a un anno dal grande rinnovo che Google è apportato nel suo algoritmo e si possono tirare le somme del risultato ottenuto. Si sono due aspetti principali da considerare, il punto di vista di noi webmaster che stiamo cercando di piazzare i nostri capolavori nella prima pagina e l’esperienza dei comuni navigatori che semplicemente cercano per procurarsi qualche informazione, necessaria per il loro lavoro, oppure divertimento. I webmaster hanno digerito i mutamenti e si sono adottati alle nuove regole. Per alcuni è andata bene, ma molti ancora oggi non sono riusciti i livelli di successo che avevano ieri e purtroppo quello che scrive è tra loro.
Ma per i surfer è andata ancora peggio. Un rivista americana specializzata nel tema delle ricerche su Internet ha pubblicato un’indagine svolta tra i comuni utenti della rete e tra quelli che lo fanno in modo professionale ed il risultato è stato catastrofico. Google non risulta più il migliore motore di ricerca e la qualità degli esiti di ricerca offerti sono peggiorati rispetto al periodo precaffeina, come hanno denominato la nuova variante introdotta anno scorso. Per controllare questa notizia mi sono messo anche io a fare qualche indagine è sono davvero deluso con quello che Google forniva. Cercando “forex online” su un motore nazionale, dai primi 10 siti elencati, quattro non davano alcuna informazione utile. Addirittura, al primo posto c’era un post di un forum di una sola frase, cioè senza contenuto e con un pagerank 0. Molto sorprendente. Anche la dirigenza di Google se ne accorta di quello che sta succedendo ed avendo paura di perdere la clientela, ricordiamo ci che in ballo ci sono tantissimi soldi, hanno annunciato che stanno rivedendo profondamente l’algoritmo e che nel più breve tempo possibile cercheranno di migliorarlo e di dare agli utenti finali un buon prodotto.
Per gli addetti ai lavori di tutto il mondo si prospetta un nuovo lavoro, prima di tutto di capire le modifiche che saranno introdotte e dopo di applicare le opportune mosse per raggiungere l’obbiettivo di essere presenti nella prima pagina. Si enunciano tante notti insonne, molta caffeina per tenerci svegli e le nuove frustrazioni vedendo il proprio sito scivolare 10 – 20 pagine indietro. Ma questo è Internet e bisogna adattarsi. Uno dei modi di riuscire in qualche modo indenne da queste faccende è di fare i vari siti in modo diverso, applicando anche una politica di backlink diversificata, in modo di avere i vari profili e sperare che uno di questi è già ben ottimizzato per i cambiamenti che arriveranno.
Ma per i surfer è andata ancora peggio. Un rivista americana specializzata nel tema delle ricerche su Internet ha pubblicato un’indagine svolta tra i comuni utenti della rete e tra quelli che lo fanno in modo professionale ed il risultato è stato catastrofico. Google non risulta più il migliore motore di ricerca e la qualità degli esiti di ricerca offerti sono peggiorati rispetto al periodo precaffeina, come hanno denominato la nuova variante introdotta anno scorso. Per controllare questa notizia mi sono messo anche io a fare qualche indagine è sono davvero deluso con quello che Google forniva. Cercando “forex online” su un motore nazionale, dai primi 10 siti elencati, quattro non davano alcuna informazione utile. Addirittura, al primo posto c’era un post di un forum di una sola frase, cioè senza contenuto e con un pagerank 0. Molto sorprendente. Anche la dirigenza di Google se ne accorta di quello che sta succedendo ed avendo paura di perdere la clientela, ricordiamo ci che in ballo ci sono tantissimi soldi, hanno annunciato che stanno rivedendo profondamente l’algoritmo e che nel più breve tempo possibile cercheranno di migliorarlo e di dare agli utenti finali un buon prodotto.
Per gli addetti ai lavori di tutto il mondo si prospetta un nuovo lavoro, prima di tutto di capire le modifiche che saranno introdotte e dopo di applicare le opportune mosse per raggiungere l’obbiettivo di essere presenti nella prima pagina. Si enunciano tante notti insonne, molta caffeina per tenerci svegli e le nuove frustrazioni vedendo il proprio sito scivolare 10 – 20 pagine indietro. Ma questo è Internet e bisogna adattarsi. Uno dei modi di riuscire in qualche modo indenne da queste faccende è di fare i vari siti in modo diverso, applicando anche una politica di backlink diversificata, in modo di avere i vari profili e sperare che uno di questi è già ben ottimizzato per i cambiamenti che arriveranno.
giovedì 11 novembre 2010
Parametri del SEO, seconda parte
Sì, è passato un po’ di tempo dal mio ultimo post in quanto durante la stagione estiva preferisco passare tempo nella natura, camminando e guidando la bici, che davanti al monitor. L’estate è già da parecchio passata ed è ora di tornare a lavorare. La prima puntata era a marzo e proprio in quel periodo sono accadute le cose nuove, di enorme importanza per noi webmaster. Google ha introdotto Cocaina. Si hai letto bene, la nuova versione non si chiama Caffeina, come vogliono farci credere, e ho le prove inconfutabili a proposito. I ranking che da, rispetto a quei precedenti, può essere prodotto soltanto da un’entità fortemente drogata: non si capisce una mazza come funziona. O almeno è stato così all’inizio, uno shock generalizzato per gli addetti al settore, ma adesso i webmaster cominciano piano, piano a capire le nuove regole e ad adattarsi a loro. I cambiamenti introdotti sono notevoli ed in molti casi ci vorrà un bel po’ di tempo e di lavoro per tornare sulle posizioni precedenti, ma questo è Internet, molto dinamico, tanti cambiamenti, oggi ci sei e domani non ti trovo più da nessuna parte. Ma torniamo al tema in oggetto.
Spesso la seconda parte di un film o di un libro ha lo stesso titolo come il primo ma con l’aggiunta della parola “revange”, cioè “vendetta”. Perciò, il titolo potrebbe essere Parametri del SEO, la vendetta delle SE. In effetti, negli anni a venire gli algoritmi diventavano sempre più complicati che soltanto pochi riuscivano di venire a capo. Ma la svolta epocale è stata l’introduzione dei backlink come parametro. Replicare un sito è facile, ma avere gli stessi collegamenti esterni è molto più difficile, specialmente se il tizio che vogliamo riprodurre ha una propria rete dei siti da dove si linka; certamente non darà un collegamento alla concorrenza.
Con la nascita di backlink è nato anche il mercato dei collegamenti. Io ti pago e tu inserisci un collegamento verso il mio sito su una tua pagina web. Il risultato di questo era che i forti, penso a quelli con una solida base finanziaria, sono diventati ancora più forti e quelli deboli, ma spesso pieni di entusiasmo e con ottimi contenuti, sono quasi spariti dalle prime pagine con i risultati. Anche Google si è accorto dell’accaduto e ha introdotto delle nuove regole che tutto sommato non hanno cambiato molto il concetto; è difficile essere sicuri che un link sia stato venduto, cioè comprato. Pertanto Internet rispecchia benissimo la società di oggi, puro capitalismo – soldi guadagnano soldi. Niente disperazione, ci sono tante eccezioni a questa regola.
Uno dei risultati di back link è anche il pagerank, largamente analizzato su queste pagine, che ultimamente è diventato meno importante di una volta, ma diversamente da molti webmaster che lo ritengono morto (l’argomento a loro favore è il fatto che non è stato aggiornato da più di mezz’anno), io penso che sia ancora uno dei parametri che entrano in gioco.
Tornando sulle parole utilizzate per linkare il nostro sito, Cocaina ha introdotto una novità. In pratica sono stati penalizzati i siti troppo ottimizzati per i motori di ricerca. Una di queste ottimizzazione è considerata anche troppa uniformità nella parola chiave presente negli ancor tag che ci linkano. Pertanto, secondo le ultime conoscenze del settore, occorre diversificare questa keyword. Se per esempio la nostra keyword principale è “annunci online”, bisognerebbe diluire la sua presenze su circa 70% dei casi e per il restante 30% utilizzare le parole alternative, come per esempio “migliori annunci online”, “annunci compra e vendi” e simile.
Ci sono ovviamente anche altri termini di raffronto, dicono più di cento, che Google considera, molti dai quali poco conosciuti, ma li vediamo nella puntata successiva.
Spesso la seconda parte di un film o di un libro ha lo stesso titolo come il primo ma con l’aggiunta della parola “revange”, cioè “vendetta”. Perciò, il titolo potrebbe essere Parametri del SEO, la vendetta delle SE. In effetti, negli anni a venire gli algoritmi diventavano sempre più complicati che soltanto pochi riuscivano di venire a capo. Ma la svolta epocale è stata l’introduzione dei backlink come parametro. Replicare un sito è facile, ma avere gli stessi collegamenti esterni è molto più difficile, specialmente se il tizio che vogliamo riprodurre ha una propria rete dei siti da dove si linka; certamente non darà un collegamento alla concorrenza.
Con la nascita di backlink è nato anche il mercato dei collegamenti. Io ti pago e tu inserisci un collegamento verso il mio sito su una tua pagina web. Il risultato di questo era che i forti, penso a quelli con una solida base finanziaria, sono diventati ancora più forti e quelli deboli, ma spesso pieni di entusiasmo e con ottimi contenuti, sono quasi spariti dalle prime pagine con i risultati. Anche Google si è accorto dell’accaduto e ha introdotto delle nuove regole che tutto sommato non hanno cambiato molto il concetto; è difficile essere sicuri che un link sia stato venduto, cioè comprato. Pertanto Internet rispecchia benissimo la società di oggi, puro capitalismo – soldi guadagnano soldi. Niente disperazione, ci sono tante eccezioni a questa regola.
Uno dei risultati di back link è anche il pagerank, largamente analizzato su queste pagine, che ultimamente è diventato meno importante di una volta, ma diversamente da molti webmaster che lo ritengono morto (l’argomento a loro favore è il fatto che non è stato aggiornato da più di mezz’anno), io penso che sia ancora uno dei parametri che entrano in gioco.
Tornando sulle parole utilizzate per linkare il nostro sito, Cocaina ha introdotto una novità. In pratica sono stati penalizzati i siti troppo ottimizzati per i motori di ricerca. Una di queste ottimizzazione è considerata anche troppa uniformità nella parola chiave presente negli ancor tag che ci linkano. Pertanto, secondo le ultime conoscenze del settore, occorre diversificare questa keyword. Se per esempio la nostra keyword principale è “annunci online”, bisognerebbe diluire la sua presenze su circa 70% dei casi e per il restante 30% utilizzare le parole alternative, come per esempio “migliori annunci online”, “annunci compra e vendi” e simile.
Ci sono ovviamente anche altri termini di raffronto, dicono più di cento, che Google considera, molti dai quali poco conosciuti, ma li vediamo nella puntata successiva.
lunedì 1 marzo 2010
Parametri del SEO, prima parte
In questo articolo, ed alcuni successivi, affronterò il problema dei parametri che influiscono il piazzamento, principalmente in Google. Conoscere questi parametri e poterli misurare in qualche modo dà un grande vantaggio in quanto permette di ottimizzare il proprio lavoro ed ottenere un buon risultato finale. Ma prima di passare al sodo permettetemi una parentesi dove racconterò un po’ come avevo affrontato io e come si affrontava in generale questo problema nell’era di pietra di Internet.
Alla fine degli anni 90, cioè nel secolo scorso, quando ho cominciato anche io ad accedere ad Internet con un lentissimo modem di 16K, aveva già capito quanto è importante piazzarsi bene nei motori di ricerca per avere un traffico di qualità, cioè i visitatori che cliccano i banner e ordinano la merce o i servizi che si offrivano. A qui tempi, insieme con AltaVista, il motore internazionale più usato e popolare era Infoseek. Mi sono dato da fare a capire come funziona e ho passato ore e ore confrontando i vari siti presenti sulle prime pagine dei risultati cercando di scoprire il meccanismo che regola che starà davanti nella classifica e chi dietro. Allora le SE non prendevano in considerazione i backlink ed il lavoro consisteva nell’analizzare il contenuto delle pagine e per questo era abbastanza semplice arrivare all’algoritmo usato. Sono riuscito nel mio intento e ho scoperto proprio la formula matematica che assegna il punteggio alla pagina e che si basava sulla presenza della keyword nel titolo, nel testo e nei link. Mi bastava prendere il primo classificato, analizzare il codice HTML e riuscivo a produrre la pagina che si piazzava meglio, cioè davanti al primo: il risultato, il mio sito diventava il primo piazzato.
I miei primi siti e i primi soldini provenivano dalla sponsorizzazione dell’industria per gli adulti. Essere il primo nella classifica per la parola “porno” voleva dire qualche migliaia di dollari al mese ed io ci riuscivo spesso. Pensavo già di lasciare il mio lavoro e dedicarmi a tempo pieno al mestiere di webmaster, ma anche gli altri sono riusciti a scoprire le regole e dopo qualche mese la battaglia era feroce e si lavorava in continuazione per vincere sui concorrenti. Dopo, anche i responsabili di Infoseek si sono accorti che le cose non vanno bene ed hanno iniziato a cambiare l’algoritmo molto spesso, complicandolo sempre di più. Hanno introdotto i limiti per la densità della parola chiave: se la parola chiave superava diciamo 7% del totalità delle parole del testo, la stessa andava penalizzata. Per poter piazzarsi bene bisognava scrivere i testi sempre più lunghi ed i file diventavano sempre più grandi, qualche centinai di kilobyte. E non andava più bene la ripetizione infinita delle parole (mi sono fatto anche un generatore di parole che me le ripeteva tante volte quante ne richiedevo) che si ricorderanno tutti che navigavano in quegli anni. Anche oggi si trovano delle pagini simili e vuol dire che alcuni webmaster non si sono proprio aggiornati in tutti questi anni, oppure sono presenti ancora i file vecchi, mai rielaborati.
Lo stesso discorso potrei ripetere anche per Arianna, il più famoso motore italiano di quel epoca. Mi ricordo anche oggi come si calcolava il punteggio di una pagina: numero delle parole della keyword nel titolo moltiplicato per 10 più numero delle parole che si trovavano direttamente nel testo della pagina. Visto la complessità delle procedure di oggi, fa davvero ridere, ma tutte le cose hanno un periodo di infanzia.
Alla fine degli anni 90, cioè nel secolo scorso, quando ho cominciato anche io ad accedere ad Internet con un lentissimo modem di 16K, aveva già capito quanto è importante piazzarsi bene nei motori di ricerca per avere un traffico di qualità, cioè i visitatori che cliccano i banner e ordinano la merce o i servizi che si offrivano. A qui tempi, insieme con AltaVista, il motore internazionale più usato e popolare era Infoseek. Mi sono dato da fare a capire come funziona e ho passato ore e ore confrontando i vari siti presenti sulle prime pagine dei risultati cercando di scoprire il meccanismo che regola che starà davanti nella classifica e chi dietro. Allora le SE non prendevano in considerazione i backlink ed il lavoro consisteva nell’analizzare il contenuto delle pagine e per questo era abbastanza semplice arrivare all’algoritmo usato. Sono riuscito nel mio intento e ho scoperto proprio la formula matematica che assegna il punteggio alla pagina e che si basava sulla presenza della keyword nel titolo, nel testo e nei link. Mi bastava prendere il primo classificato, analizzare il codice HTML e riuscivo a produrre la pagina che si piazzava meglio, cioè davanti al primo: il risultato, il mio sito diventava il primo piazzato.
I miei primi siti e i primi soldini provenivano dalla sponsorizzazione dell’industria per gli adulti. Essere il primo nella classifica per la parola “porno” voleva dire qualche migliaia di dollari al mese ed io ci riuscivo spesso. Pensavo già di lasciare il mio lavoro e dedicarmi a tempo pieno al mestiere di webmaster, ma anche gli altri sono riusciti a scoprire le regole e dopo qualche mese la battaglia era feroce e si lavorava in continuazione per vincere sui concorrenti. Dopo, anche i responsabili di Infoseek si sono accorti che le cose non vanno bene ed hanno iniziato a cambiare l’algoritmo molto spesso, complicandolo sempre di più. Hanno introdotto i limiti per la densità della parola chiave: se la parola chiave superava diciamo 7% del totalità delle parole del testo, la stessa andava penalizzata. Per poter piazzarsi bene bisognava scrivere i testi sempre più lunghi ed i file diventavano sempre più grandi, qualche centinai di kilobyte. E non andava più bene la ripetizione infinita delle parole (mi sono fatto anche un generatore di parole che me le ripeteva tante volte quante ne richiedevo) che si ricorderanno tutti che navigavano in quegli anni. Anche oggi si trovano delle pagini simili e vuol dire che alcuni webmaster non si sono proprio aggiornati in tutti questi anni, oppure sono presenti ancora i file vecchi, mai rielaborati.
Lo stesso discorso potrei ripetere anche per Arianna, il più famoso motore italiano di quel epoca. Mi ricordo anche oggi come si calcolava il punteggio di una pagina: numero delle parole della keyword nel titolo moltiplicato per 10 più numero delle parole che si trovavano direttamente nel testo della pagina. Visto la complessità delle procedure di oggi, fa davvero ridere, ma tutte le cose hanno un periodo di infanzia.
venerdì 9 ottobre 2009
Scolpire il PageRank
In inglese di dice “PageRank Sculpting”, cioè tradotto letteralmente in italiano sarebbe scolpire il pagerank. Ma come si fa a scolpire una cosa di genere? In effetti non si scolpisce, cioè modella proprio il pagerank, ma la sua distribuzione all’interno di un sito. Tutti noi che abbiamo uno o più siti ci rendiamo conto che alcune pagine del sito sono più importanti delle altre e ci piacerebbe tanto che alcune si trovino anche tra i risultati della ricerca, non soltanto la nostra home page. Non so a che è natta questa idea di modellare il sito, ma il concetto è questo: la pagine importanti me la faccio valere di più e delle altre me ne frego in quanto non hanno nessuna importanze per i motori di ricerca. L’idea è passare più pagerank alle pagine importanti e toglierlo da quelle insignificanti: si tratta di una ridistribuzione del pagerank. E come si fa?
La procedura tecnica è molto semplice ad accessibile a tutti i webmaster. Il punto chiave è utilizzo del tag “nofolow”. Le pagine che si vogliono trascurare si linkano dalle altre pagine utilizzando il detto tag. In questo modo i link interni non passano pagerank a quelle pagine meno importanti, e il pagerank a disposizione si distribuisce su quelle più importanti, dove non è strato usato il tag. Semplice da applicare e sembra anche utile in certi casi. Ma è vero questo concetto? Secondo me no!
Chi conosce bene la formula sa che la pagina che linka altre pagine distribuisce il proprio pagerank, diminuito per un fattore di smorzamento, alla altre pagine in funzione della quantità del numero dei link. Più link ci sono sulla pagina, passa meno del valore di pagerank alle pagine che linka. L’ideatori di questa tecnica di sono confusi e si sono detti: inserendo in alcuni link il tag nofollow, questi non saranno presi in considerazione per la distribuzione di pagerank e qui c’è errore. Si utilizza il numero dei link perché da questo dipende la probabilità che uno dei link sulla pagina sia cliccato da uno visitatore. Ma il visitatore non vede se ad un link è stato associato un tag e non cambia niente nelle sue intenzioni.
Mia conclusione è che questa tecnica non soltanto che non aiuta il sito, ma lo danneggia, anche fortemente in quanto le pagine linkate con nofolow perdono pagerank del tutto e quelle altre non acquistano di più uin primo momento, ma anche lo perdono perché non ricevono più niente da quelle meno importanti che sono rimaste senza la valutazione. A coloro che non sono convinti del mio ragionamento e che in ogni caso avrebbero provare questa tecnica posso dire che la stessa è riconosciuta come legittima direttamente dai rappresentanti di Goolge. Se le vostre conclusioni sono diverse dalle mie, fattemi sapere come e perché.
La procedura tecnica è molto semplice ad accessibile a tutti i webmaster. Il punto chiave è utilizzo del tag “nofolow”. Le pagine che si vogliono trascurare si linkano dalle altre pagine utilizzando il detto tag. In questo modo i link interni non passano pagerank a quelle pagine meno importanti, e il pagerank a disposizione si distribuisce su quelle più importanti, dove non è strato usato il tag. Semplice da applicare e sembra anche utile in certi casi. Ma è vero questo concetto? Secondo me no!
Chi conosce bene la formula sa che la pagina che linka altre pagine distribuisce il proprio pagerank, diminuito per un fattore di smorzamento, alla altre pagine in funzione della quantità del numero dei link. Più link ci sono sulla pagina, passa meno del valore di pagerank alle pagine che linka. L’ideatori di questa tecnica di sono confusi e si sono detti: inserendo in alcuni link il tag nofollow, questi non saranno presi in considerazione per la distribuzione di pagerank e qui c’è errore. Si utilizza il numero dei link perché da questo dipende la probabilità che uno dei link sulla pagina sia cliccato da uno visitatore. Ma il visitatore non vede se ad un link è stato associato un tag e non cambia niente nelle sue intenzioni.
Mia conclusione è che questa tecnica non soltanto che non aiuta il sito, ma lo danneggia, anche fortemente in quanto le pagine linkate con nofolow perdono pagerank del tutto e quelle altre non acquistano di più uin primo momento, ma anche lo perdono perché non ricevono più niente da quelle meno importanti che sono rimaste senza la valutazione. A coloro che non sono convinti del mio ragionamento e che in ogni caso avrebbero provare questa tecnica posso dire che la stessa è riconosciuta come legittima direttamente dai rappresentanti di Goolge. Se le vostre conclusioni sono diverse dalle mie, fattemi sapere come e perché.
martedì 23 giugno 2009
Come ottenere un buon piazzamento in Google
Definiamo prima cosa si intende per un buon piazzamento sui motori di ricerca. Quello perfetto è la prima posizione in assoluto, ma per buono senz'altro si può intendere trovarsi sulla prima pagina dei risultati di ricerca. Trovando si sulla seconda, o al massimo terza pagina, ci porterà qualche visitatore, ma in numero insufficiente per mandare in modo soddisfacente il nostro ipotetico piccolo affare che facciamo con il nostro sito, supponendo che abbiamo uno o più sponsor che stiamo pubblicizzando e che ci pagano per click o per il prodotto venduto. Perché, ricordiamoci un'altra volta, i visitatori arrivati da Google sono i migliori, quelli che cercano quello che offriamo e quelli che sono anche propensi di spendere qualche soldino online, via Internet.
Come si evince dagli articoli presenti su questo blog, il segreto per l'ottenimento di una buona posizione in Google, ma anche negli altri motori di ricerca, è concettualmente abbastanza semplice: bisogna avere un buon Page Rank e tanti backlink verso il proprio sito. Entrambi si ottengono semplicemente registrando il sito nelle directory, nelle top liste e facendo gli scambi dei link con gli altri webmaster interessati ad avanzare nelle classifiche. Il concetto è veramente semplice, ma la parte pratica non lo è altrettanto. Per esempio, molte directory sono specializzate in certi temi e non accettano i siti con i contenuti non appartenenti ad un certo oggetto. Ci sono anche tanti webmaster selettivi che non vogliono scambiare con certi tipi dei siti.
La soluzione è crearsi una piccola network dei siti propri, dedicati ai vari temi. Dal mio punto di vista qui bisogna stare un po’ attenti a fare le cose che alla fin fine ci interessano e delle quali ne sappiamo qualcosa. Una volta fatti tanti siti diventa anche pesante mantenerli e se non ci appassionano almeno un po’, diventa una pressione psicologica pesante. Non è necessario per ogni sito che si fa registrare il proprio dominio. Ci sono molti hosting gratis che mettono a disposizione spazio web senza riempirlo successivamente con i loro odiosi banner. La parte del network possono tranquillamente fare anche i blog messi gratuitamente a disposizione da blogspot, msn e così via. Quello che è importante e diversificare nei contenuti e nei temi.
Così questi siti possono essere registrati anche nei posti dove altri nostri siti non sono accettati. E una volta ottenuto un Page Rank, ma anche prima, dall’inizio (dipende dai gusti e dalle tattiche del webmaster) su questi siti compaiono link verso i nostri siti che ci portano qualche soldino. In questo modo riusciamo a convogliare in modo indiretto i link dai siti che normalmente non avremo mai. La formazione di un network di una decina di siti, cioè una cosa gestibile da una persona con un accettabile impiego di tempo, è sicuramente una soluzione vincente, ma necessità di qualche anno di lavoro. Disponendo già da una rete dei siti nostri, un domani con l’apertura di un nuovo sito, abbiamo subito a disposizione una serie dei link nostri che possiamo gestire indipendentemente dagli altri e che ci aiutano a risalire velocemente nelle classifiche.
Riguardante le ultime novità relative agli aggiornamenti del ToolBar Page Rank di Google, possiamo dire che l’ultima attesa tra due aggiornamenti è stata minore di due mese. In effetti l’ultimo aggiornamento è stato fatto il 27 Maggio, circa un mese fa rispetto a questo articolo, mentre quello precedente risale al 2 Aprile.
Come si evince dagli articoli presenti su questo blog, il segreto per l'ottenimento di una buona posizione in Google, ma anche negli altri motori di ricerca, è concettualmente abbastanza semplice: bisogna avere un buon Page Rank e tanti backlink verso il proprio sito. Entrambi si ottengono semplicemente registrando il sito nelle directory, nelle top liste e facendo gli scambi dei link con gli altri webmaster interessati ad avanzare nelle classifiche. Il concetto è veramente semplice, ma la parte pratica non lo è altrettanto. Per esempio, molte directory sono specializzate in certi temi e non accettano i siti con i contenuti non appartenenti ad un certo oggetto. Ci sono anche tanti webmaster selettivi che non vogliono scambiare con certi tipi dei siti.
La soluzione è crearsi una piccola network dei siti propri, dedicati ai vari temi. Dal mio punto di vista qui bisogna stare un po’ attenti a fare le cose che alla fin fine ci interessano e delle quali ne sappiamo qualcosa. Una volta fatti tanti siti diventa anche pesante mantenerli e se non ci appassionano almeno un po’, diventa una pressione psicologica pesante. Non è necessario per ogni sito che si fa registrare il proprio dominio. Ci sono molti hosting gratis che mettono a disposizione spazio web senza riempirlo successivamente con i loro odiosi banner. La parte del network possono tranquillamente fare anche i blog messi gratuitamente a disposizione da blogspot, msn e così via. Quello che è importante e diversificare nei contenuti e nei temi.
Così questi siti possono essere registrati anche nei posti dove altri nostri siti non sono accettati. E una volta ottenuto un Page Rank, ma anche prima, dall’inizio (dipende dai gusti e dalle tattiche del webmaster) su questi siti compaiono link verso i nostri siti che ci portano qualche soldino. In questo modo riusciamo a convogliare in modo indiretto i link dai siti che normalmente non avremo mai. La formazione di un network di una decina di siti, cioè una cosa gestibile da una persona con un accettabile impiego di tempo, è sicuramente una soluzione vincente, ma necessità di qualche anno di lavoro. Disponendo già da una rete dei siti nostri, un domani con l’apertura di un nuovo sito, abbiamo subito a disposizione una serie dei link nostri che possiamo gestire indipendentemente dagli altri e che ci aiutano a risalire velocemente nelle classifiche.
Riguardante le ultime novità relative agli aggiornamenti del ToolBar Page Rank di Google, possiamo dire che l’ultima attesa tra due aggiornamenti è stata minore di due mese. In effetti l’ultimo aggiornamento è stato fatto il 27 Maggio, circa un mese fa rispetto a questo articolo, mentre quello precedente risale al 2 Aprile.
martedì 10 marzo 2009
Le regole di Google
Sembra che Google ultimamente sia diventato molto più severo nel valutare i siti che visita e che stia applicando le penalizzazioni molto di più rispetto al passato. Per coloro che guadagnano la propria pagnotta lavorando su Internet, trovarsi in una condizione nella quale il sito è penalizzato è non compare nei risultati di ricerca corrisponde quasi ad una catastrofe, non proprio naturale in questo caso. Perché la regola per guadagnare i soldi con un sito è molto semplice e consiste nel essere presente sulla prima pagina per la ricerca. Niente visitatori dai motori di ricerca, e sappiamo tutti che, specialmente in Italia, Google è usato da più del 95% dei navigatori, niente soldi. Anche a me è capitato di essere vittima di questa ultima ondata delle penalizzazioni, e con questo articolo volevo ripercorrere le regole di Google insieme a te; questo è stato utile per me e spero lo sia anche
per te.
La condizione base durante il processo della preparazione di un sito e durante la sua promozione è esaminare e rispettare le regole impostate da Google, che si possono trovare al seguente indirizzo:
http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=35769.
Ripercorriamole insieme nei concetti base. Sono divise in tre gruppi, e in questo modo ho preparato la mia esposizione anche io, aggiungendo a volte qualcosa dalla propria esperienza.
In breve, si consiglia di utilizzare sintassi con i link statici e che tutte le pagine che si vuole siano considerate da Google, siano linkate da almeno un’altra pagina dello stesso sito: in questo modo i motori di ricerca possono facilmente trovare tutte le risorse del sito. Il testo presente deve contenere le parole chiavi, quelle legate al tema del sito. Obbligatoriamente usare Title ed Alt tag, e se si usa anche Description tag, che sia lungo almeno 20 parole. Ci sono anche i consigli come organizzare le pagine dinamiche, ma il mio consiglio è di evitarle proprio, quando questo è ragionevole. Inoltre, controllare bene che tutti i link sono funzionanti e questo vale anche per le immagini collegate. Il numero dei link su una pagina non dovrebbe superare 100, penso questo sia il numero complessivo di quelli interni e quelli esterni. Alla fine si consiglia di scrivere i testi importanti come testi e non di inserirli nelle immagini; Google non è capace di leggere i testi inseriti sulle immagini.
Durante la creazione del sito e prima di metterlo ondine, si consiglia di controllare la sua “leggibilità” dai vari browser, per esempio Microsoft IExplorer, Netscape (praticamente non si fa più, ma c’è ancora la gente che lo usa), FireFox, ecc., per assicurare la compatibilità con tutti e corretta accessibilità sia per gli utenti, ma anche per i robot dei motori di ricerca, in quanto a volte succede che vari browser interpretino lo stesso codice in un modo sostanzialmente diverso. Io cerco sempre di produrre un codice html più semplice possibile, escludendo javascript, visual basic e css, ove non strettamente indispensabile. Questi aspetti contengono anche una serie dei consigli sull’impostazione del server, l’utilizzo del file robot.txt, e così via.
Questa parte delle regole è quella che forse interessa di più, in quanto non rispetto di alcune può indurre Google a penalizzare il sito web, come lo dichiara in modo esplicito. Prima di tutto insiste, dire giustamente, di creare i siti per i visitatori e non per i motori di ricerca. Il fatto è alla fin fine che se il sito è fatto bene ed attira l’attenzione dei surfisti, lo stesso succederà anche con i motori di ricerca, ovviamente se sono state rispettate le regole base.
Ci si trova elenco di tutte quelle cattive e pericolose azioni che possono portare alla penalizzazione oppure, ancora peggio, all’espulsione del sito dai risultati di ricerca di Google. E’ vietato utilizzo dei testi nascosti (una pratica molto usata ai suoi tempi e che sembra rimasta nella memoria di alcuni webmaster ancora oggi), cloaking, cioè la pratica di mostrare a robot una pagina, mentre ai visitatori servire un’altra, il contenuto copiato dagli altri siti e cosiddette doorway pagine, cioè pagine dedicate soltanto ai motori di ricerca, per ottenere il piazzamento per le varie parole chiave.
Sulle altre pagine di Google, collegate a questa con le “leggi” da seguire, possono essere approfonditi alcuni aspetti, ma si possono trovare anche molti altri. Uno dei più importanti è il concetto del link naturale, cioè il fatto che il sito viene linkato dagli altri webmaster proprio per la sua qualità e per le buone e concise informazioni che offre ai naviganti. Da questo concetto fuoriesce con un semplice ragionamento, ma è sottolineato anche da Google, che i link pagati non vanno bene per niente in quanto rappresentano una forzatura del Pange Rank (è proprio per quello che si comprano) e che i siti che inseriscono sulle proprie pagine questi link saranno penalizzati. Ma c’è di più! Anche i link che portano verso i siti sponsor, quelli che ci fanno guadagnare i soldini, possono essere considerati a pagamento.
Questo fatto ovviamente è discutibile, ma visto che il padrone (leggi Google) ha sempre ragione, e non c’è un modo per fargli cambiare l’idea, meglio rispettare anche questo. Ma così si fa in questo caso? Se si tolgono i link verso gli sponsor e programmi affiliati, il sito perde il senso, ovviamente per il webmaster che lo gestisce. Niente paura, la soluzione è semplice e la da anche Google: è sufficiente inserire l’attributo rel=”nofollow” in tutti i link di questo tipo ed il problema è risolto. Addirittura, questa soluzione è anche vantaggiosa per il webmaster: il sito drena meno Page Rank e generalmente, visto che in questo modo perdono molti link, i siti sponsor arretrano nella classifica ed i siti affiliati per questo salgono e si fanno più soldi.
per te.
La condizione base durante il processo della preparazione di un sito e durante la sua promozione è esaminare e rispettare le regole impostate da Google, che si possono trovare al seguente indirizzo:
http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=35769.
Ripercorriamole insieme nei concetti base. Sono divise in tre gruppi, e in questo modo ho preparato la mia esposizione anche io, aggiungendo a volte qualcosa dalla propria esperienza.
Design e contenuto
In breve, si consiglia di utilizzare sintassi con i link statici e che tutte le pagine che si vuole siano considerate da Google, siano linkate da almeno un’altra pagina dello stesso sito: in questo modo i motori di ricerca possono facilmente trovare tutte le risorse del sito. Il testo presente deve contenere le parole chiavi, quelle legate al tema del sito. Obbligatoriamente usare Title ed Alt tag, e se si usa anche Description tag, che sia lungo almeno 20 parole. Ci sono anche i consigli come organizzare le pagine dinamiche, ma il mio consiglio è di evitarle proprio, quando questo è ragionevole. Inoltre, controllare bene che tutti i link sono funzionanti e questo vale anche per le immagini collegate. Il numero dei link su una pagina non dovrebbe superare 100, penso questo sia il numero complessivo di quelli interni e quelli esterni. Alla fine si consiglia di scrivere i testi importanti come testi e non di inserirli nelle immagini; Google non è capace di leggere i testi inseriti sulle immagini.
Aspetti tecnici del sito
Durante la creazione del sito e prima di metterlo ondine, si consiglia di controllare la sua “leggibilità” dai vari browser, per esempio Microsoft IExplorer, Netscape (praticamente non si fa più, ma c’è ancora la gente che lo usa), FireFox, ecc., per assicurare la compatibilità con tutti e corretta accessibilità sia per gli utenti, ma anche per i robot dei motori di ricerca, in quanto a volte succede che vari browser interpretino lo stesso codice in un modo sostanzialmente diverso. Io cerco sempre di produrre un codice html più semplice possibile, escludendo javascript, visual basic e css, ove non strettamente indispensabile. Questi aspetti contengono anche una serie dei consigli sull’impostazione del server, l’utilizzo del file robot.txt, e così via.
Qualità del sito
Questa parte delle regole è quella che forse interessa di più, in quanto non rispetto di alcune può indurre Google a penalizzare il sito web, come lo dichiara in modo esplicito. Prima di tutto insiste, dire giustamente, di creare i siti per i visitatori e non per i motori di ricerca. Il fatto è alla fin fine che se il sito è fatto bene ed attira l’attenzione dei surfisti, lo stesso succederà anche con i motori di ricerca, ovviamente se sono state rispettate le regole base.
Ci si trova elenco di tutte quelle cattive e pericolose azioni che possono portare alla penalizzazione oppure, ancora peggio, all’espulsione del sito dai risultati di ricerca di Google. E’ vietato utilizzo dei testi nascosti (una pratica molto usata ai suoi tempi e che sembra rimasta nella memoria di alcuni webmaster ancora oggi), cloaking, cioè la pratica di mostrare a robot una pagina, mentre ai visitatori servire un’altra, il contenuto copiato dagli altri siti e cosiddette doorway pagine, cioè pagine dedicate soltanto ai motori di ricerca, per ottenere il piazzamento per le varie parole chiave.
Sulle altre pagine di Google, collegate a questa con le “leggi” da seguire, possono essere approfonditi alcuni aspetti, ma si possono trovare anche molti altri. Uno dei più importanti è il concetto del link naturale, cioè il fatto che il sito viene linkato dagli altri webmaster proprio per la sua qualità e per le buone e concise informazioni che offre ai naviganti. Da questo concetto fuoriesce con un semplice ragionamento, ma è sottolineato anche da Google, che i link pagati non vanno bene per niente in quanto rappresentano una forzatura del Pange Rank (è proprio per quello che si comprano) e che i siti che inseriscono sulle proprie pagine questi link saranno penalizzati. Ma c’è di più! Anche i link che portano verso i siti sponsor, quelli che ci fanno guadagnare i soldini, possono essere considerati a pagamento.
Questo fatto ovviamente è discutibile, ma visto che il padrone (leggi Google) ha sempre ragione, e non c’è un modo per fargli cambiare l’idea, meglio rispettare anche questo. Ma così si fa in questo caso? Se si tolgono i link verso gli sponsor e programmi affiliati, il sito perde il senso, ovviamente per il webmaster che lo gestisce. Niente paura, la soluzione è semplice e la da anche Google: è sufficiente inserire l’attributo rel=”nofollow” in tutti i link di questo tipo ed il problema è risolto. Addirittura, questa soluzione è anche vantaggiosa per il webmaster: il sito drena meno Page Rank e generalmente, visto che in questo modo perdono molti link, i siti sponsor arretrano nella classifica ed i siti affiliati per questo salgono e si fanno più soldi.
martedì 3 febbraio 2009
Nofollow
Qualche giorno fa sono stato contattato da un webmaster che voleva scambiare index page link con un mio sito. Ho fatto un po’ di indagine per vedere l’eventuale convenienza dello scambio ed è uscito fuori che lui sulla pagine dove sarebbe finito il mio link aveva oltre 120 link. Generalmente non scambio con le pagine che hanno più di 100 link, considerati sia link esterni che quelli interni, in quanto in qualche modo contro le regole di Google che consiglia come un numero massimo il 100 link sulla pagina.
Gli ho fatto presente il fatto che per me il numero dei link sulla sua pagina è eccessivo e che non mi interessa lo scambio. Mi ha risposto quasi immediatamente facendomi notare che molti collegamenti sulla sua pagina hanno il tag nofollow e che togliendo questi rimangono circa 70 collegamenti presenti. Già il fatto che uno usa nofollow non mi piace, ma comunque ho riflettuto un po’ e sono arrivato alla seguente conclusione, che ho comunicato anche a lui. Dalla formula per il Page Rank risulta che per calcolare il valore che si passa alle pagine collegate, l’effettivo page rank della pagina si divide per numero dei link presenti sulla pagina e nell’algoritmo c’è anche una spiegazione di questo, con un chiarimento che la probabilità che uno di essi sia ciccato è sproporzionale al numero dei collegamenti. Pertanto, anche se alcuni collegamenti sono indicati con tag nofollow per non essere seguiti dai robot, sono sempre presenti è diminuiscono la probabilità che uno dei link sia ciccato.
In altre parole ho concluso che questa tecnica comunque non influisce sull’aumento del valore reale che si passa alle pagine linkate. Non ne sono del 100% sicuro che la mia conclusione sia corretta, ma mi sembra molto logica e questa regola me la sono inserito nel mio know how, tenendo di rispettarla nel futuro. Ovvio che il webmaster dall’altra parte ha cercato di spiegarmi che non è così, senza alcuna argomentazione della tesi che sosteneva, ma alla fine lo scambio non è stato fatto.
Gli ho fatto presente il fatto che per me il numero dei link sulla sua pagina è eccessivo e che non mi interessa lo scambio. Mi ha risposto quasi immediatamente facendomi notare che molti collegamenti sulla sua pagina hanno il tag nofollow e che togliendo questi rimangono circa 70 collegamenti presenti. Già il fatto che uno usa nofollow non mi piace, ma comunque ho riflettuto un po’ e sono arrivato alla seguente conclusione, che ho comunicato anche a lui. Dalla formula per il Page Rank risulta che per calcolare il valore che si passa alle pagine collegate, l’effettivo page rank della pagina si divide per numero dei link presenti sulla pagina e nell’algoritmo c’è anche una spiegazione di questo, con un chiarimento che la probabilità che uno di essi sia ciccato è sproporzionale al numero dei collegamenti. Pertanto, anche se alcuni collegamenti sono indicati con tag nofollow per non essere seguiti dai robot, sono sempre presenti è diminuiscono la probabilità che uno dei link sia ciccato.
In altre parole ho concluso che questa tecnica comunque non influisce sull’aumento del valore reale che si passa alle pagine linkate. Non ne sono del 100% sicuro che la mia conclusione sia corretta, ma mi sembra molto logica e questa regola me la sono inserito nel mio know how, tenendo di rispettarla nel futuro. Ovvio che il webmaster dall’altra parte ha cercato di spiegarmi che non è così, senza alcuna argomentazione della tesi che sosteneva, ma alla fine lo scambio non è stato fatto.
mercoledì 31 dicembre 2008
Aggiornamento l’ultimo giorno dell’anno
Vista la regolarità, circa ogni due mesi, con la quale Google aggiornava il Tool Bar si aspettava un aggiornamento durante Novembre, ma questa aspettativa e desiderio di tutti i webmaster non sono stati esauditi. Stamattina sono andato a controllare alcuni miei siti nuovi (lo so che non si lavora nell’ultimo dell’anno, ma sono diventato lavoro dipendente) e guarda la bella sorpresa: trovo che i miei siti hanno avuto un PR. Controllo quelli vecchi e vedo che in alcuni casi hanno cambiato il PR, pertanto l’aggiornamento è veramente successo. E’ un regalo di Google per la fine dell’anno. Vediamo la progressione con la quale sono stati aggiornati i siti durante l’anno (le dato sono ovviamente un po’ approssimative):
10 gennaio 2008
28 febbraio 2008
01 maggio 2008
27 luglio 2008
27 settembre 2008
31 dicembre 2008
Come avevo detto, molto regolare, rispetto come fa al solito, con una cadenza di due mesi, escludendo quest’ultimo dove ha messo un po’ più di tre mesi.
Per me personalmente la cosa è andata abbastanza bene. Anche se ho perso il page rank in alcuni casi (tra questi, anche questo sito che è pertroppo sceso da tre a due), in media ho avuto un generale aumento dello stesso ed i siti nuovi sono andati da zero a 2 e anche a 3, ma quello che mi rallegra di più è il fatto che molti esistenti da parecchio tempo sono saliti a PR4 e due addirittura a PR5. Un bel regalo per l’inizio dell’anno.
Sperando che anche a voi sia andata bene, vi faccio i miei migliori auguri per l’anno prossimo e vi auguro un grande Page Rank e che i vostri siti occupino la prima pagina di Google.
10 gennaio 2008
28 febbraio 2008
01 maggio 2008
27 luglio 2008
27 settembre 2008
31 dicembre 2008
Come avevo detto, molto regolare, rispetto come fa al solito, con una cadenza di due mesi, escludendo quest’ultimo dove ha messo un po’ più di tre mesi.
Per me personalmente la cosa è andata abbastanza bene. Anche se ho perso il page rank in alcuni casi (tra questi, anche questo sito che è pertroppo sceso da tre a due), in media ho avuto un generale aumento dello stesso ed i siti nuovi sono andati da zero a 2 e anche a 3, ma quello che mi rallegra di più è il fatto che molti esistenti da parecchio tempo sono saliti a PR4 e due addirittura a PR5. Un bel regalo per l’inizio dell’anno.
Sperando che anche a voi sia andata bene, vi faccio i miei migliori auguri per l’anno prossimo e vi auguro un grande Page Rank e che i vostri siti occupino la prima pagina di Google.
giovedì 13 novembre 2008
Fai attenzione quando scambi link
Mentre scambi link con altri siti devi stare attento a certi fatti per evitare che lo scambio per te sia proprio inutile. Ci sono purtroppo parecchi web non molto onesti sul web che cercano di trarre profitto da uno scambi, “prendendo” il backlink dal tuo sito e praticamente non darlo a te dal suo sito senza che tu non te ne accorgi. Per controllare questo devi esaminare il codice HTML della pagina dove si trova, o si dovrebbe trovare dopo lo scambio il tuo link. Ci sono due tecniche più diffuse, utilizzate dai webmaster disonesti.
Ci sono I webmaster che nella testata della pagina HTML, tra i tag HEAD, inseriscono meta tag noindex per i robot dei motori di ricerca. In questo modo, quando il motore di ricerca visita la pagina, non la memorizza e non considera i link che si trovano sulla stessa pagina e tu praticamente non hai link che ti aspettavi di avere. Il meta tag menzionato è scritto in questo modo:
<meta name="robots" content="noindex"> .
Altri webmaster utilizzano un'altra tecnica, più selettiva, che invalida per i motori di ricerca soltanto i link ai quali è associato l’attributo nofollow che si inserisce nell’anchor tag, quello che indica il link, per intenderci. Ecco un esempio di un link che non passa il Page Rank alla pagina che linka
<a href="http://www.mysite.com" rel="nofollow">Link to my site </a>
Questo concetto può essere applicato anche inserendo l’attributo nofollow in un meta tag nella testata del codice HTML, ma questo si usa raramente in quanto si tratta di un elemento non selettivo che invalida tutti i link sulla pagina, anche quelli del proprietario del sito.
Quando scambio link con qualcuno, insieme con questi controlli che ho descritto precedentemente, eseguo anche altri due controlli, altrettanto importanti. Controllo che la pagina con il mio link è accessibile partendo dalla pagina principale del sito (se non raggiungerla io, difficilmente lo farà anche Google) e che la pagina si trova nel cash di Google (per questo uso sempre Tool Bar di Google). Se non la trovo, controllo anche il file robot.txt per vedere che questo non impedisce l’indicizzazione della pagina (questo ha lo stesso effetto come meta tag noindex).
Ci sono I webmaster che nella testata della pagina HTML, tra i tag HEAD, inseriscono meta tag noindex per i robot dei motori di ricerca. In questo modo, quando il motore di ricerca visita la pagina, non la memorizza e non considera i link che si trovano sulla stessa pagina e tu praticamente non hai link che ti aspettavi di avere. Il meta tag menzionato è scritto in questo modo:
<meta name="robots" content="noindex"> .
Altri webmaster utilizzano un'altra tecnica, più selettiva, che invalida per i motori di ricerca soltanto i link ai quali è associato l’attributo nofollow che si inserisce nell’anchor tag, quello che indica il link, per intenderci. Ecco un esempio di un link che non passa il Page Rank alla pagina che linka
<a href="http://www.mysite.com" rel="nofollow">Link to my site </a>
Questo concetto può essere applicato anche inserendo l’attributo nofollow in un meta tag nella testata del codice HTML, ma questo si usa raramente in quanto si tratta di un elemento non selettivo che invalida tutti i link sulla pagina, anche quelli del proprietario del sito.
Quando scambio link con qualcuno, insieme con questi controlli che ho descritto precedentemente, eseguo anche altri due controlli, altrettanto importanti. Controllo che la pagina con il mio link è accessibile partendo dalla pagina principale del sito (se non raggiungerla io, difficilmente lo farà anche Google) e che la pagina si trova nel cash di Google (per questo uso sempre Tool Bar di Google). Se non la trovo, controllo anche il file robot.txt per vedere che questo non impedisce l’indicizzazione della pagina (questo ha lo stesso effetto come meta tag noindex).
lunedì 13 ottobre 2008
Link reciproco contro link non reciproco
Scambio dei link con gli altri webmaster è un buon modo per aumentare il numero dei link verso il proprio sito. Scambio reciproco dei link consiste nel inserire i reciproci link sui due siti che fanno lo scambio. Il sito A linka il sito B ed il sito B linka il sito A. I link usualmente si mettono sulla pagina iniziale del sito o sulla pagina dedicata ai link.
Ci sono tanti webmaster che per varie ragioni non vogliono fare lo scambio reciproco. Una delle ragioni principali per questo comportamento è il fatto che Google ha introdotto nella suo polizza del Agosto 2007 possibilità di penalizzare i siti con un numero eccessivo dei link reciproci. Nota che sulla pagina di Google non è quantificato “il numero eccessivo”, e io ne sono sicuro che 50 link reciproci non sono considerati eccessivi (probabilmente anche 100 possono andare).
L’altra ragione, più datata, è che ogni link su una pagina drena il PR della stessa (questo è evidente dalla formula con la quale si calcolo il page rank) e a questo punto è nato scambio non reciproco dei link. Esistono due modelli principali del linkaggio non reciproco.
Scambio tra 3 siti, a 3 vie (3 way linking)
Il Webmaster 1 ha il sito A, mentre il Webmaster 2 ha i siti B e C. Nello scambio a 3 vie il sito A linka il sito B e riceve il link dal sito C. In uno scambio corretto, dal mio punto di vista, il sito B dovrebbe anche linkare il sito C, chiudendo il cerchio in questo modo, ma questo spesso non avviene. Se io fossi il Webmaster 1, quello con un sito solo, normalmente non accetterei questo scambio. Mi chiedi perché? Perché ci sono molti webmaster che fanno crescere il PR del sito C (il sito che mi linka) e passato un po’ di tempo e dopo aver fatto gli scambi che volevano, semplicemente trascurano quel sito, togliendo spesso anche i link dagli altri propri siti che linkavano questo sito. Alla fine finisce che io non ricevo un adeguato PR dal sito C. Nello scambio reciproco, sono almeno sicuro che il mio sito supporta il sito che mi linka.
Scambio tra 4 siti, a 4 vie (4 way linking)
Lo scambio a 4 vie e molto simile a quello a 3 vie, ma entrambi webmaster in questo caso hanno due siti che si linkano, dando il link verso un sito e ricevendo il link dall’altro sito in ballo. Questo è sicuramente un modo migliore (entrambi possono essere disonesti :) che lo scambio a 3 vie, specialmente se i due siti dello stesso webmaster si linkano anche tra di loro.
Tra le parentesi, Google continua ad aggiornare ToolBar Page Rank molto regolarmente, ogni 2 mesi. L’ultimo aggiornamento è avvenuto circa 27 settembre 2008, ma i webmaster più attenti potevano già vedere questo nelle proprie statistiche in quanto il traffico che proveniva da Google spesso cambiava notevolmente, se il relativo sito avesse guadagnato o perso le posizioni nella ricerca.
Ci sono tanti webmaster che per varie ragioni non vogliono fare lo scambio reciproco. Una delle ragioni principali per questo comportamento è il fatto che Google ha introdotto nella suo polizza del Agosto 2007 possibilità di penalizzare i siti con un numero eccessivo dei link reciproci. Nota che sulla pagina di Google non è quantificato “il numero eccessivo”, e io ne sono sicuro che 50 link reciproci non sono considerati eccessivi (probabilmente anche 100 possono andare).
L’altra ragione, più datata, è che ogni link su una pagina drena il PR della stessa (questo è evidente dalla formula con la quale si calcolo il page rank) e a questo punto è nato scambio non reciproco dei link. Esistono due modelli principali del linkaggio non reciproco.
Scambio tra 3 siti, a 3 vie (3 way linking)
Il Webmaster 1 ha il sito A, mentre il Webmaster 2 ha i siti B e C. Nello scambio a 3 vie il sito A linka il sito B e riceve il link dal sito C. In uno scambio corretto, dal mio punto di vista, il sito B dovrebbe anche linkare il sito C, chiudendo il cerchio in questo modo, ma questo spesso non avviene. Se io fossi il Webmaster 1, quello con un sito solo, normalmente non accetterei questo scambio. Mi chiedi perché? Perché ci sono molti webmaster che fanno crescere il PR del sito C (il sito che mi linka) e passato un po’ di tempo e dopo aver fatto gli scambi che volevano, semplicemente trascurano quel sito, togliendo spesso anche i link dagli altri propri siti che linkavano questo sito. Alla fine finisce che io non ricevo un adeguato PR dal sito C. Nello scambio reciproco, sono almeno sicuro che il mio sito supporta il sito che mi linka.
Scambio tra 4 siti, a 4 vie (4 way linking)
Lo scambio a 4 vie e molto simile a quello a 3 vie, ma entrambi webmaster in questo caso hanno due siti che si linkano, dando il link verso un sito e ricevendo il link dall’altro sito in ballo. Questo è sicuramente un modo migliore (entrambi possono essere disonesti :) che lo scambio a 3 vie, specialmente se i due siti dello stesso webmaster si linkano anche tra di loro.
Tra le parentesi, Google continua ad aggiornare ToolBar Page Rank molto regolarmente, ogni 2 mesi. L’ultimo aggiornamento è avvenuto circa 27 settembre 2008, ma i webmaster più attenti potevano già vedere questo nelle proprie statistiche in quanto il traffico che proveniva da Google spesso cambiava notevolmente, se il relativo sito avesse guadagnato o perso le posizioni nella ricerca.
mercoledì 17 settembre 2008
Scambio link con le directory
Uno dei migliori modi per ottenere i link verso proprio sito e segnalare il sito nelle varie web directory. E’ una specie di scambio link: loro mettono il tuo link su una delle loro pagine e tu metti i link loro su una delle tue pagine, normalmente sulla pagine con i link. Purtroppo non è facile trave le directory veramente buone. Quando dico “una buona directory”, principalmente penso che:
Esempio di un lik/URL statico: www.miodir.com/art.htm
Esempio di un lik/URL dinamico (non buono): www.miodir.com?cat=12
Una directory buona passa il PR al tuo sito. Questa è una buona directory (escludendo il fatto che non tutte le pagine interne hanno un PR). Tutte le pagine e tutti i link sono statici, non ci sono troppi link sulle pagine, e le pagine con il PR hanno un PR decente (2 e 3). Potrebbe essere anche molto meglio, ma visto quello che si trova in giro, già così è abbastanza).
Ci sono anche le directory (poche) che inseriranno il tuo link gratis, cioè senza chiederti un link reciproco. In questo caso è sempre conveniente trasmettere il proprio sito, anche se i link non sono statici, non c’è PR, ci sono troppi link, perché è gratis e non può fare del male.
Non è invece una buona idea segnalare il proprio sito alle directory a pagamento, cioè quelle che ti chiedono i soldi per inserire il tuo link. A prescindere dal fatto che bisogna pagare (e qualche volta converrebbe, addirittura), questo tipo di inserimento è contro le regole di Google che, se riesce a capire che l’inserimento è a pagamento (e riesce, credimi), penalizza i siti che sono elencati nella directory.
- le pagine delle categorie dovrebbero essere statiche;
- i link verso i siti indicizzati dovrebbe essere un link statico;
- le stesse pagine dovrebbero avere uno buon Page Rank e non troppi link sulla pagina;
- non ci dovrebbero essere troppe pagine per la stessa categoria (quando trasmetti il tuo sito, generalmente ti mettono sulla prima pagina, ma dopo 3 – 4 mesi finisci nella settima pagina, senza PR, senza alcuna visibilità).
Esempio di un lik/URL statico: www.miodir.com/art.htm
Esempio di un lik/URL dinamico (non buono): www.miodir.com?cat=12
Una directory buona passa il PR al tuo sito. Questa è una buona directory (escludendo il fatto che non tutte le pagine interne hanno un PR). Tutte le pagine e tutti i link sono statici, non ci sono troppi link sulle pagine, e le pagine con il PR hanno un PR decente (2 e 3). Potrebbe essere anche molto meglio, ma visto quello che si trova in giro, già così è abbastanza).
Ci sono anche le directory (poche) che inseriranno il tuo link gratis, cioè senza chiederti un link reciproco. In questo caso è sempre conveniente trasmettere il proprio sito, anche se i link non sono statici, non c’è PR, ci sono troppi link, perché è gratis e non può fare del male.
Non è invece una buona idea segnalare il proprio sito alle directory a pagamento, cioè quelle che ti chiedono i soldi per inserire il tuo link. A prescindere dal fatto che bisogna pagare (e qualche volta converrebbe, addirittura), questo tipo di inserimento è contro le regole di Google che, se riesce a capire che l’inserimento è a pagamento (e riesce, credimi), penalizza i siti che sono elencati nella directory.
Iscriviti a:
Post (Atom)