mercoledì 18 gennaio 2012

Sito inutile

Da anni che faccio il webmaster, ma non ho mai fatto degli investimenti in questo affare. Uniche spese che ho sono due hosting provider ed i miei molteplici domini. Avrei sicuramente il costo del computer stesso con il collegamento ad Internet anche senza fare questo mestiere. Mai comprato i link, che molti fanno, mai investito in una compagna SEO, oppure una promozionale. Ma due anni fa mi sono stati offerti 50 euro da Google AdWord per provare il loro programma di pubblicità. Visto che era un’offerta ho deciso di provare, di allargare i miei orizzonti. Una volta iscrittomi nel programma mi hanno chiesto di aggiungere i miei 5 euro e ho fatto questo piccolo sacrificio.

Ho inserito nella campagna di promozione il mio sito Forex e ho seguito i risultati. Niente! Nulla! Ho avuto un po’ di visitatori, un po’ dai vari siti che usano AdSense e prestano il loro spazio alla pubblicità e un po’ direttamente da Google, ma il risultato finanziario era nullo. Pensavo di poter investire, non so, 1000 euro e ricevere 1500, cioè avere un capitale con interessi, ma questa prova è stata del tutto negativa. L’anno scorso, tornato dalle ferie ho trovato un'altra promozione di Google che mi regalava 100 euro e senza alcuna aggiunta da parte mia. Visto che è del tutto gratuito, sarebbe stupido non riprovare. Ma questa volta ho scelto una tattica diversa: non pubblicizzavo il mio sito, ma direttamente il mio sponsor. Ho inserito il mio codice promozionale direttamente in AdWord e mi sono messo a seguire il risultato. Molto speranzoso, devo dire, perché l’idea mi sembrava molto buona. Perché far passare un potenziale cliente per il mio sito se può andare direttamente dallo sponsor.

Le statistiche che metta a disposizione il mio sponsor sono abbastanza dettagliate e riesco a vedere da dove proviene il traffico. Ed i visitatori sono venuti e tutto combaciava molto bene con le statistiche che mi forniva AdWord: si sa che noi affiliati siamo un po’ increduli sulla correttezza di quelli che ci pagano e di quelli che paghiamo noi per certi servizi, ma in questo caso tutto perfetto. Tranne la cosa principale: investiti 100 euro, che meno male non erano miei, guadagnati 0 centesimi. Ho sentito che c’è gente che riesce a guadagnare in questo modo, ma a me è andata proprio male. Perché la cosa non funziona, almeno con i servizi che promuovo io, oppure ho commesso degli errori per la mia ignoranza. Ma ho acquisito una nuova esperienza, anzi due.

Mentre la campagna era in corso, ho avuto una comunicazione da parte dello staff di AdWord che si riferiva al mio sito, che era presente nel account da due anni fa, ma era inattivo nella campagna attuale. Semplicemente mi hanno detto che il mio sito era inutile, perché non dava informazioni utili ai visitatori e avevo soltanto pochi sponsor, cioè il visitatore non aveva molta scelta dove iscriversi per commerciare con le valute. Mi hanno dato anche un indirizzo con due esempi di utilità/inutilità dei due siti simili.

Brutta faccenda confermata anche dal fatto che un mesetto prima il mio sito è uscito dalla prima pagina dei risultati di ricerca e finito sulla quarta. Non sapevo cosa fare, come renderlo “utile” dal punto di vista del signor G. Ovviamente il verificatore umano non ha sfogliato bene le pagine ed esaminato dettagliatamente il contenuto, perché ci sono delle cose che non si trovano altrove. Avevo bisogno di qualcosa visibile, che faccia rendere conto all’ ”ispettore” a prima vista che c’è qualcosa che è valido ed originale per un internauta. Ci ho messo un po’ di tempo per arrivarci: ho creato un software Forex gratis che segue il trend delle valute e che i visitatori possono scaricare gratuitamente. Ci ho messo due settimane di lavoro e spero che questo lavoro sia pagato in termine di utilità. Non mi resta che aspettare i futuri sviluppi.

mercoledì 14 settembre 2011

Elementi HTML e testo

Visto che il pagerank ultimamente conta molto meno rispetto ad una volta, nel periodo passato tra due post mi sono concentrato sugli altri aspetti importanti per collocamento nei motori di ricerca. L’ultimo aggiornamento è stato fatto alla fine del Luglio di quest’anno e io in qual periodo stavo in ferie; due bellissime settimane in Africa che mi sono permesso grazie ai soldi guadagnati con Internet. Tornato a casa ho trovato una lettera elettronica di un amico che mi avvisava dell’accaduto, cioè che Googhi si ha dato da fare. Un veloce sfogliata dei miei siti mi ha dato un grande piacere, i nuovi pagerank erano sostanzialmente migliori rispetto a quelli precedenti. Sono arrivata addirittura ad avere 4 siti con il PR5. Ma visto che lo scopo finale non è il pagerank, sono andato a verificare le mie posizioni nei risultati di ricerca. Ma che delusione: la maggior parte dei siti ha perso molte posizioni, andando in alcuni casi dalla prima alla quinta pagina.

Passati alcuni giorni mi sono accorto che quasi tutti i pagerank sono tornati ai vecchi valori. Ho dovuto dire ciao, ciao a tutti e 4 PR5. Ma che c…. sta succedendo? Forse quelli nei forum hanno avuto qualche illuminazione, hanno capito qualcosa che io non riesco a vedere. Ma niente anche di là. In effetti, anche nei forum ho trovato un’atmosfera cupa, gelida, di disperazione perché nessuno capisce niente, oppure non vogliono rivelare le informazioni utili. Centinaia di ipotesi su come procedere, cosa fare, ma nessuna certezza, nessuna conferma sui fatti esistenti che un approccio sia meglio dell’altro. Alla fine mi sono rimasto me stesso e mi sono dato da fare, confrontando i primi posti per le varie parole chiavi, cercando di scoprire degli elementi, delle modalità da introdurre per potenziare i miei siti. Senza andare a spiegarvi come e perché, ecco i due accorgimenti che sto applicando attualmente, sperando di vedere un esito positivo.

Mi sono ricordato un colloquio di un po’ di tempo fa con un conoscente che insisteva sull’importanza dei vari elementi HTML presenti nella pagina. In effetti, analizzando alcune pagine ben piazzate, mi sembra di aver avuto una certa conferma di questo. Pertanto cerco di introdurre i nuovi html tag nelle mie pagine, come per esempio CITE, UL, EMBED e così via, cercando di avere delle pagine più ricche come codifica. Questo per me significa anche più complicate, che personalmente non mi piace perché ritengo che la bellezza è nella semplicità, ma devo cercare di adattarmi alla situazione se voglio fare qualche altro bel viaggio.

Per quanto riguarda il testo contenuto della pagina, con lo solito accorgimento di avere una certa presenza della parola chiave, cerco di ripetere meno possibile altre parole, ricco rendo molto ai sinonimi, avendo in questo modo una ricchezza linguistica maggiore. Mi ricordo che alla scuola la professoressa dell’italiano diceva sempre di evitare di ripetere le stesse parole. Mi sono fatto un piccolo programma che fa un conteggio delle parole all’interno del testo e mi sono accorto che in alcuni casi avevo delle parole ripetute, che non c’entravano niente con le mie keyword, e delle quale la densità nel testo si avvicinava a quella delle parole chiavi. Pertanto, come nella finanza, occorre diversificare gli elementi di codifica, le parole presenti nel testo ed i contenuti del sito. Buon lavoro a tutti.

mercoledì 23 marzo 2011

Le ultime Googleate

Vado matto per le nuove invenzioni linguistiche e sono stato molto contento quando mi è arrivata l’idea per il titolo. Ma qualcun altro ha già avuto quest’illuminazione? Facile verificare con il signore che fa le ate. E’ la risulta che sono stati tanti prima di me di avere ‘sta ispirazione, ma me la tengo comunque in quanto, giuro, è il prodotto originale del mio cervello. In questi giorni siamo più o meno a un anno dal grande rinnovo che Google è apportato nel suo algoritmo e si possono tirare le somme del risultato ottenuto. Si sono due aspetti principali da considerare, il punto di vista di noi webmaster che stiamo cercando di piazzare i nostri capolavori nella prima pagina e l’esperienza dei comuni navigatori che semplicemente cercano per procurarsi qualche informazione, necessaria per il loro lavoro, oppure divertimento. I webmaster hanno digerito i mutamenti e si sono adottati alle nuove regole. Per alcuni è andata bene, ma molti ancora oggi non sono riusciti i livelli di successo che avevano ieri e purtroppo quello che scrive è tra loro.

Ma per i surfer è andata ancora peggio. Un rivista americana specializzata nel tema delle ricerche su Internet ha pubblicato un’indagine svolta tra i comuni utenti della rete e tra quelli che lo fanno in modo professionale ed il risultato è stato catastrofico. Google non risulta più il migliore motore di ricerca e la qualità degli esiti di ricerca offerti sono peggiorati rispetto al periodo precaffeina, come hanno denominato la nuova variante introdotta anno scorso. Per controllare questa notizia mi sono messo anche io a fare qualche indagine è sono davvero deluso con quello che Google forniva. Cercando “forex online” su un motore nazionale, dai primi 10 siti elencati, quattro non davano alcuna informazione utile. Addirittura, al primo posto c’era un post di un forum di una sola frase, cioè senza contenuto e con un pagerank 0. Molto sorprendente. Anche la dirigenza di Google se ne accorta di quello che sta succedendo ed avendo paura di perdere la clientela, ricordiamo ci che in ballo ci sono tantissimi soldi, hanno annunciato che stanno rivedendo profondamente l’algoritmo e che nel più breve tempo possibile cercheranno di migliorarlo e di dare agli utenti finali un buon prodotto.

Per gli addetti ai lavori di tutto il mondo si prospetta un nuovo lavoro, prima di tutto di capire le modifiche che saranno introdotte e dopo di applicare le opportune mosse per raggiungere l’obbiettivo di essere presenti nella prima pagina. Si enunciano tante notti insonne, molta caffeina per tenerci svegli e le nuove frustrazioni vedendo il proprio sito scivolare 10 – 20 pagine indietro. Ma questo è Internet e bisogna adattarsi. Uno dei modi di riuscire in qualche modo indenne da queste faccende è di fare i vari siti in modo diverso, applicando anche una politica di backlink diversificata, in modo di avere i vari profili e sperare che uno di questi è già ben ottimizzato per i cambiamenti che arriveranno.

giovedì 11 novembre 2010

Parametri del SEO, seconda parte

Sì, è passato un po’ di tempo dal mio ultimo post in quanto durante la stagione estiva preferisco passare tempo nella natura, camminando e guidando la bici, che davanti al monitor. L’estate è già da parecchio passata ed è ora di tornare a lavorare. La prima puntata era a marzo e proprio in quel periodo sono accadute le cose nuove, di enorme importanza per noi webmaster. Google ha introdotto Cocaina. Si hai letto bene, la nuova versione non si chiama Caffeina, come vogliono farci credere, e ho le prove inconfutabili a proposito. I ranking che da, rispetto a quei precedenti, può essere prodotto soltanto da un’entità fortemente drogata: non si capisce una mazza come funziona. O almeno è stato così all’inizio, uno shock generalizzato per gli addetti al settore, ma adesso i webmaster cominciano piano, piano a capire le nuove regole e ad adattarsi a loro. I cambiamenti introdotti sono notevoli ed in molti casi ci vorrà un bel po’ di tempo e di lavoro per tornare sulle posizioni precedenti, ma questo è Internet, molto dinamico, tanti cambiamenti, oggi ci sei e domani non ti trovo più da nessuna parte. Ma torniamo al tema in oggetto.

Spesso la seconda parte di un film o di un libro ha lo stesso titolo come il primo ma con l’aggiunta della parola “revange”, cioè “vendetta”. Perciò, il titolo potrebbe essere Parametri del SEO, la vendetta delle SE. In effetti, negli anni a venire gli algoritmi diventavano sempre più complicati che soltanto pochi riuscivano di venire a capo. Ma la svolta epocale è stata l’introduzione dei backlink come parametro. Replicare un sito è facile, ma avere gli stessi collegamenti esterni è molto più difficile, specialmente se il tizio che vogliamo riprodurre ha una propria rete dei siti da dove si linka; certamente non darà un collegamento alla concorrenza.

Con la nascita di backlink è nato anche il mercato dei collegamenti. Io ti pago e tu inserisci un collegamento verso il mio sito su una tua pagina web. Il risultato di questo era che i forti, penso a quelli con una solida base finanziaria, sono diventati ancora più forti e quelli deboli, ma spesso pieni di entusiasmo e con ottimi contenuti, sono quasi spariti dalle prime pagine con i risultati. Anche Google si è accorto dell’accaduto e ha introdotto delle nuove regole che tutto sommato non hanno cambiato molto il concetto; è difficile essere sicuri che un link sia stato venduto, cioè comprato. Pertanto Internet rispecchia benissimo la società di oggi, puro capitalismo – soldi guadagnano soldi. Niente disperazione, ci sono tante eccezioni a questa regola.

Uno dei risultati di back link è anche il pagerank, largamente analizzato su queste pagine, che ultimamente è diventato meno importante di una volta, ma diversamente da molti webmaster che lo ritengono morto (l’argomento a loro favore è il fatto che non è stato aggiornato da più di mezz’anno), io penso che sia ancora uno dei parametri che entrano in gioco.

Tornando sulle parole utilizzate per linkare il nostro sito, Cocaina ha introdotto una novità. In pratica sono stati penalizzati i siti troppo ottimizzati per i motori di ricerca. Una di queste ottimizzazione è considerata anche troppa uniformità nella parola chiave presente negli ancor tag che ci linkano. Pertanto, secondo le ultime conoscenze del settore, occorre diversificare questa keyword. Se per esempio la nostra keyword principale è “annunci online”, bisognerebbe diluire la sua presenze su circa 70% dei casi e per il restante 30% utilizzare le parole alternative, come per esempio “migliori annunci online”, “annunci compra e vendi” e simile.

Ci sono ovviamente anche altri termini di raffronto, dicono più di cento, che Google considera, molti dai quali poco conosciuti, ma li vediamo nella puntata successiva.

lunedì 1 marzo 2010

Parametri del SEO, prima parte

In questo articolo, ed alcuni successivi, affronterò il problema dei parametri che influiscono il piazzamento, principalmente in Google. Conoscere questi parametri e poterli misurare in qualche modo dà un grande vantaggio in quanto permette di ottimizzare il proprio lavoro ed ottenere un buon risultato finale. Ma prima di passare al sodo permettetemi una parentesi dove racconterò un po’ come avevo affrontato io e come si affrontava in generale questo problema nell’era di pietra di Internet.

Alla fine degli anni 90, cioè nel secolo scorso, quando ho cominciato anche io ad accedere ad Internet con un lentissimo modem di 16K, aveva già capito quanto è importante piazzarsi bene nei motori di ricerca per avere un traffico di qualità, cioè i visitatori che cliccano i banner e ordinano la merce o i servizi che si offrivano. A qui tempi, insieme con AltaVista, il motore internazionale più usato e popolare era Infoseek. Mi sono dato da fare a capire come funziona e ho passato ore e ore confrontando i vari siti presenti sulle prime pagine dei risultati cercando di scoprire il meccanismo che regola che starà davanti nella classifica e chi dietro. Allora le SE non prendevano in considerazione i backlink ed il lavoro consisteva nell’analizzare il contenuto delle pagine e per questo era abbastanza semplice arrivare all’algoritmo usato. Sono riuscito nel mio intento e ho scoperto proprio la formula matematica che assegna il punteggio alla pagina e che si basava sulla presenza della keyword nel titolo, nel testo e nei link. Mi bastava prendere il primo classificato, analizzare il codice HTML e riuscivo a produrre la pagina che si piazzava meglio, cioè davanti al primo: il risultato, il mio sito diventava il primo piazzato.

I miei primi siti e i primi soldini provenivano dalla sponsorizzazione dell’industria per gli adulti. Essere il primo nella classifica per la parola “porno” voleva dire qualche migliaia di dollari al mese ed io ci riuscivo spesso. Pensavo già di lasciare il mio lavoro e dedicarmi a tempo pieno al mestiere di webmaster, ma anche gli altri sono riusciti a scoprire le regole e dopo qualche mese la battaglia era feroce e si lavorava in continuazione per vincere sui concorrenti. Dopo, anche i responsabili di Infoseek si sono accorti che le cose non vanno bene ed hanno iniziato a cambiare l’algoritmo molto spesso, complicandolo sempre di più. Hanno introdotto i limiti per la densità della parola chiave: se la parola chiave superava diciamo 7% del totalità delle parole del testo, la stessa andava penalizzata. Per poter piazzarsi bene bisognava scrivere i testi sempre più lunghi ed i file diventavano sempre più grandi, qualche centinai di kilobyte. E non andava più bene la ripetizione infinita delle parole (mi sono fatto anche un generatore di parole che me le ripeteva tante volte quante ne richiedevo) che si ricorderanno tutti che navigavano in quegli anni. Anche oggi si trovano delle pagini simili e vuol dire che alcuni webmaster non si sono proprio aggiornati in tutti questi anni, oppure sono presenti ancora i file vecchi, mai rielaborati.

Lo stesso discorso potrei ripetere anche per Arianna, il più famoso motore italiano di quel epoca. Mi ricordo anche oggi come si calcolava il punteggio di una pagina: numero delle parole della keyword nel titolo moltiplicato per 10 più numero delle parole che si trovavano direttamente nel testo della pagina. Visto la complessità delle procedure di oggi, fa davvero ridere, ma tutte le cose hanno un periodo di infanzia.

venerdì 9 ottobre 2009

Scolpire il PageRank

In inglese di dice “PageRank Sculpting”, cioè tradotto letteralmente in italiano sarebbe scolpire il pagerank. Ma come si fa a scolpire una cosa di genere? In effetti non si scolpisce, cioè modella proprio il pagerank, ma la sua distribuzione all’interno di un sito. Tutti noi che abbiamo uno o più siti ci rendiamo conto che alcune pagine del sito sono più importanti delle altre e ci piacerebbe tanto che alcune si trovino anche tra i risultati della ricerca, non soltanto la nostra home page. Non so a che è natta questa idea di modellare il sito, ma il concetto è questo: la pagine importanti me la faccio valere di più e delle altre me ne frego in quanto non hanno nessuna importanze per i motori di ricerca. L’idea è passare più pagerank alle pagine importanti e toglierlo da quelle insignificanti: si tratta di una ridistribuzione del pagerank. E come si fa?

La procedura tecnica è molto semplice ad accessibile a tutti i webmaster. Il punto chiave è utilizzo del tag “nofolow”. Le pagine che si vogliono trascurare si linkano dalle altre pagine utilizzando il detto tag. In questo modo i link interni non passano pagerank a quelle pagine meno importanti, e il pagerank a disposizione si distribuisce su quelle più importanti, dove non è strato usato il tag. Semplice da applicare e sembra anche utile in certi casi. Ma è vero questo concetto? Secondo me no!

Chi conosce bene la formula sa che la pagina che linka altre pagine distribuisce il proprio pagerank, diminuito per un fattore di smorzamento, alla altre pagine in funzione della quantità del numero dei link. Più link ci sono sulla pagina, passa meno del valore di pagerank alle pagine che linka. L’ideatori di questa tecnica di sono confusi e si sono detti: inserendo in alcuni link il tag nofollow, questi non saranno presi in considerazione per la distribuzione di pagerank e qui c’è errore. Si utilizza il numero dei link perché da questo dipende la probabilità che uno dei link sulla pagina sia cliccato da uno visitatore. Ma il visitatore non vede se ad un link è stato associato un tag e non cambia niente nelle sue intenzioni.

Mia conclusione è che questa tecnica non soltanto che non aiuta il sito, ma lo danneggia, anche fortemente in quanto le pagine linkate con nofolow perdono pagerank del tutto e quelle altre non acquistano di più uin primo momento, ma anche lo perdono perché non ricevono più niente da quelle meno importanti che sono rimaste senza la valutazione. A coloro che non sono convinti del mio ragionamento e che in ogni caso avrebbero provare questa tecnica posso dire che la stessa è riconosciuta come legittima direttamente dai rappresentanti di Goolge. Se le vostre conclusioni sono diverse dalle mie, fattemi sapere come e perché.

martedì 23 giugno 2009

Come ottenere un buon piazzamento in Google

Definiamo prima cosa si intende per un buon piazzamento sui motori di ricerca. Quello perfetto è la prima posizione in assoluto, ma per buono senz'altro si può intendere trovarsi sulla prima pagina dei risultati di ricerca. Trovando si sulla seconda, o al massimo terza pagina, ci porterà qualche visitatore, ma in numero insufficiente per mandare in modo soddisfacente il nostro ipotetico piccolo affare che facciamo con il nostro sito, supponendo che abbiamo uno o più sponsor che stiamo pubblicizzando e che ci pagano per click o per il prodotto venduto. Perché, ricordiamoci un'altra volta, i visitatori arrivati da Google sono i migliori, quelli che cercano quello che offriamo e quelli che sono anche propensi di spendere qualche soldino online, via Internet.

Come si evince dagli articoli presenti su questo blog, il segreto per l'ottenimento di una buona posizione in Google, ma anche negli altri motori di ricerca, è concettualmente abbastanza semplice: bisogna avere un buon Page Rank e tanti backlink verso il proprio sito. Entrambi si ottengono semplicemente registrando il sito nelle directory, nelle top liste e facendo gli scambi dei link con gli altri webmaster interessati ad avanzare nelle classifiche. Il concetto è veramente semplice, ma la parte pratica non lo è altrettanto. Per esempio, molte directory sono specializzate in certi temi e non accettano i siti con i contenuti non appartenenti ad un certo oggetto. Ci sono anche tanti webmaster selettivi che non vogliono scambiare con certi tipi dei siti.

La soluzione è crearsi una piccola network dei siti propri, dedicati ai vari temi. Dal mio punto di vista qui bisogna stare un po’ attenti a fare le cose che alla fin fine ci interessano e delle quali ne sappiamo qualcosa. Una volta fatti tanti siti diventa anche pesante mantenerli e se non ci appassionano almeno un po’, diventa una pressione psicologica pesante. Non è necessario per ogni sito che si fa registrare il proprio dominio. Ci sono molti hosting gratis che mettono a disposizione spazio web senza riempirlo successivamente con i loro odiosi banner. La parte del network possono tranquillamente fare anche i blog messi gratuitamente a disposizione da blogspot, msn e così via. Quello che è importante e diversificare nei contenuti e nei temi.

Così questi siti possono essere registrati anche nei posti dove altri nostri siti non sono accettati. E una volta ottenuto un Page Rank, ma anche prima, dall’inizio (dipende dai gusti e dalle tattiche del webmaster) su questi siti compaiono link verso i nostri siti che ci portano qualche soldino. In questo modo riusciamo a convogliare in modo indiretto i link dai siti che normalmente non avremo mai. La formazione di un network di una decina di siti, cioè una cosa gestibile da una persona con un accettabile impiego di tempo, è sicuramente una soluzione vincente, ma necessità di qualche anno di lavoro. Disponendo già da una rete dei siti nostri, un domani con l’apertura di un nuovo sito, abbiamo subito a disposizione una serie dei link nostri che possiamo gestire indipendentemente dagli altri e che ci aiutano a risalire velocemente nelle classifiche.

Riguardante le ultime novità relative agli aggiornamenti del ToolBar Page Rank di Google, possiamo dire che l’ultima attesa tra due aggiornamenti è stata minore di due mese. In effetti l’ultimo aggiornamento è stato fatto il 27 Maggio, circa un mese fa rispetto a questo articolo, mentre quello precedente risale al 2 Aprile.